I Am

I AM nasce dal non riuscire a trovare un senso alle cose, dal sentirmi fuori posto in un mondo che chiede continuamente di essere qualcosa.

I Am — Laetitia Farellacci, fotografia 1 di 7

La mia vita sembra creare una crepa ogni volta che non riesco a riconoscermi nei ruoli e nelle aspettative esterne. Cercare di adattarmi significa tradire la mia verità, negare quella parte unica che sono.

In questo spazio, la fotografia, e in particolare l’autoritratto, diventa una pratica di presenza. Un modo per tornare a me stessa, lasciare andare ruoli e definizioni, abbandonare le maschere e immergermi nel qui e ora.

I Am — Laetitia Farellacci, fotografia 2 di 7
I Am — Laetitia Farellacci, fotografia 3 di 7

Sento il corpo, il respiro, il movimento.

Lascio che l’immagine nasca da uno stato di ascolto, senza cercare di controllarla.

Le lunghe esposizioni, la deformazione e l’espansione delle forme sono la traccia di uno stato di sospensione: oltre il tempo, lo spazio e ogni definizione.

Il corpo smette di essere un limite e diventa una soglia.

Una porta verso qualcosa di più vasto, verso ciò che non ha bisogno di essere definito per esistere.

I Am — Laetitia Farellacci, fotografia 4 di 7

Io non sono nulla nell’Universo, eppure nulla nell’Universo non è me.

Siamo forme transitorie, in continuo movimento.

Il senso forse non sta in ciò che siamo, ma nel modo in cui attraversiamo l'esistenza: con amore o con paura, con o senza consapevolezza.

I Am — Laetitia Farellacci, fotografia 5 di 7
I Am — Laetitia Farellacci, fotografia 6 di 7

La fotografia, allora, non cerca risposte.

Resta. Ascolta.

E, per un istante, dissolve ogni separazione.

I Am — Laetitia Farellacci, fotografia 7 di 7